Specchio Magazine, July 28, 2007

Grand Tour - Venezia
Bella Sconfinata: Pensa con i sensi, senti con la mente: il titolo della 52ª Biennale vuole conciliare gli opposti o creare spiazzamenti percettivi? Ma in questa rassegna solida, interessante e ordinata, il vero spiazzamento viene dalla quantità di opere ed esposizioni. Sopraffacente

by Stefano Chiodi

A differenza di altre edizioni, questa 52a Biennale di Venezia non sembra aver sinora suscitato forti polemiche, stroncature o dibattiti incandescenti, complice forse il buon funzionamento complessivo della "macchina" che accoglie il visitatore, o forse anche per l´assenza di opere veramente provocatorie. Tutti i commentatori si sono però trivati d´accordo nel rigistrare le sue dimensioni, ormai largamente eccedenti le sedi storiche dei Giardini e dell´Arsenale; il numero delle nazioni partecipanti è salito alla cifra record di 76, mentre mostre ed eventi "collaterali" si sono moltiplicati a dismisura. Ma qual è la sostanza dietro i numeri, quali il progetto e le scelte concrete del curatore americano Robert Storr? Il titolo, il programma potremmo dire, di questa Biennale, Pensa con i sensi, senti con la mente, si può tradurre come volontà di comprendere e mettere in relazione gli opposti cuore e ragione, di contemperare i differenti modi di vedere in nome di una unità più profonda, quella di un´umanità consapevole di aver bisogno di entrambe le polarità, e quella di un´arte che ritrova nelle proprie differenze una possibilità di rinnovare e rendere più intensa la propria relazione con il mondo. Un progetto di respiro classico, si potrebbe dire. Si avverte del resto già nella nitida scansione del percorso sala per sala, in un certo timbro museale nella presentazione, il desiderio di chiarezza, di sobrietà, che ha animato Storr, già curatore al MoMA di New York; come pure è palese il suo penchant per la pittura non figurativa, evidente nelle scelte di maestri come Elsworth Kelly, Robert Ryman, Sol LeWitt, La suddivisione tematica, pur con qualche eccezione, appare abbastanza definita: al padiglione Italia opere più riflessive, ovvero, come nel caso delle due testecalchi-fontane del grande americano Bruce Nauman, segnate da una cifra paradossale e allarmante; in altri casi l´inflessione è più ironica e filosophica, come nella videoanimazione Dread del giovane americano Joshua Mosley, una delle rivelazioni di questa Biennale, in cui Pascal e Rousseau discorrono del senso della natura e dell´umanità. Tra le cose migliori del padiglione da segnalare due video: la "lettera aperta" del giovane messicano Mario García Torres, e Congo, opera dagli accenti epici e kubrickiani, proiettata a scala cinematografica, dell´inglese Steve McQueen.

                    
                    Joshua Mosley, Dread, 2007

Diversa l´atmosfera all´Arsenale, dove la scelta di Storr è più nettamente a favore di artisti che interrogano lo scenario reale, la storia, l´attualità politica. In toni molto diversi, ovviamente, ai cui estremi potremmo situare l´installazione Discussion (Property) del bulgaro Nedko Solakov, provocatoria inchiesta sull´arma più prodotta della storia, il fucile Kalašnikov, e il disegno animato Bolero del belga attivo in Messico Francis Alÿs, sottile allegoria morale su un tema musicale canticchiato da un lustrascarpe intento al suo lavoro. Il mondo è spesso interrogato in questa Biennale da direzioni opposte, ad esempio nelle diverse forma-città: le grandi fotografie di Gabriele Basilico scattate in una spettrale Beirut distrutta della guerra civile appaiono il rovescio perfetto della città utopica e visionaria dedita alla ricerca spirituale ideata dai russi Ilya & Emilia Kabakov nella grande installazione Manas. Tra i padiglioni nazionali, deludono tutto sommato quelli dei maggiori Paesi europei come Francia, Germania e Gran Bretagna, mentre affascinante ma un po´ prevedibile risulta la retrospettiva che gli Stati Uniti dedicano allo scomparso Felix Gonzalez-Torres.

Da ricordare invece, nel padiglione polacco, l´installazione 1:1 di Monika Sosnowska, una riflessione sul rapporto tra forme archetettoniche, ideologie e condizioni materiali dell´esistenza. Tra le novità più importanti di questa edizione il nouvo Padiglione italiano, nel quaesponenti dell´Arte Povera, Giuseppe Penone, con una complessa installazione, Sculture di linfa, che riprende temi prediletti dallo scultore come l´energia vitale e l´azione del tempo, e uno dei più affermati giovani artisti italiani, Francesco Vezzoli, che propone, impeccabilmente confezionati da professionisti del settore, due (falsi) spot televisivi di un´ipotetica campagna elettorale americana. Un ultimo cenno infine al Premio per la Giovane Arte Italiana, quest´anno conferito a Nico Vascellari, che ha presentato nel nuovo spazio della DARC l´installazione-performance Revenge. Due novità, queste ultime, che rappresentano tappe importanti nel sostegno alla creazione visiva nel nostro paese.